|
Intervista esclusiva a Padre Luciano Larivera, Gesuita e scrittore della Civiltà Cattolica |
|
|
|
|
Scritto da Administrator
|
|
Mercoledì 03 Marzo 2010 10:43 |
|

Nato a Milano nel 1968. Laurea in Economia Aziendale, indirizzo economia delle aziende industriali, all’Università Bocconi nel 1992. Sono entrato nel noviziato dei gesuiti nel 1993. Ordinato sacerdote nel 2004, mentre ho concluso la formazione accademica nel 2005 con la Licenza in Teologia Morale alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Dal 2006 sono iscritto all’albo dei giornalisti professionisti. Vivo e lavoro al quindicinale La Civiltà Cattolica, scrivendo ordinariamente di politica estera ed economia internazionale.
In un interessante articolo pubblicato sulla Civiltà Cattolica lo scorso Aprile, lei afferma che la finanza islamica può aiutare l’Occidente “offrendo un modello di gestione più sostenibile socialmente” e alleandosi con la dottrina sociale della Chiesa può costruire la “responsabilità sociale d’impresa”. Può offrire un commento a questa dichiarazione? La finanza islamica può davvero proporsi come possibile modello di capitalismo etico?
Ritengo che ciò sia pienamente possibile dal punto di vista islamico; esso propone il proprio modello capitalistico. L’obiettivo è riuscire ad accumulare capitale in modo tale da favorire lo sviluppo. Il tentativo islamico è quello di mettere in pratica il modello nell’ambiente in cui esso deve operare. Gli aspetti interessanti sono la creazione di concorrenza e l’intento di incoraggiare una maggiore cultura di prodotti finanziari etici. E’ importante valutare se un simile modello potrebbe rafforzare certi valori anche nella nostra cultura.
Tra i più rilevanti vantaggi, sono da annoverare: la grande attenzione alle attività reali, la vigilanza preventiva nell’assunzione dei rischi, in modo tale che siano proporzionati e la formazione di una cultura aziendale, aspetto per loro strutturante. Un limite può sorgere al momento dell’elaborazione dell’offerta, in cui occorrerà formare finanzieri ed operatori ad una sensibilità morale ed etica.
Un aspetto che il mondo islamico ci ricorda, è la dedizione al confronto e allo studio. Sia cattolici che laici, nell’assumersi le proprie responsabilità, necessitano di formazione e dialogo con gli altri. Ciò che mi colpisce della finanza islamica è la creazione di modelli organizzativi che puntano al rispetto dell’operatore interno, consentendogli di formarsi, crescere e sentirsi difeso. Si tratta di una cultura di responsabilizzazione delle persone. Per il mondo arabo, la questione è di tipo dogmatico: il Corano impartisce i principi (es. non praticare usura) ed è molto chiaro. Nella nostra cultura e religione, il rapporto con la parola di Dio va mediato, non è così diretto.
Il problema dell’usura è storico in Occidente. Nel Medioevo, ad esempio, gli ebrei erano accusati di essere degli usurai. Essi però facevano prestiti al 20/30%, definiti dall’autorità. Quello era il tetto massimo, coloro che si indebitavano erano persone in grado di pagare. Il problema sorgeva quando piccoli creditori chiedevano: il loro costo opportunità era il 20%. Non c’era il microcredito.
Tutte le elaborazioni che il mondo islamico sta compiendo, devono essere integrate dall’invenzione di nuovi prodotti. Molte possibilità offerte dalla finanza occidentale, come ad esempio, un mercato monetario liquido o la creazione di moneta attraverso gli assegni, devono ancora essere messe a punto dal sistema islamico. E’ probabile che un modello totalmente incentrato sull’Islam non riesca a crescere pienamente.
Un altro punto interessante è la formazione dei giovani, l’aspetto educativo. Il boom della finanza islamica consente al mondo arabo di formare molti giovani ai valori dell’Islam e far rinascere in loro un forte sentimento religioso. Da parte nostra, noi possiamo valorizzare tale aspetto, grande risorsa ed elemento di integrazione culturale ed economica. Non si tratta solo di confrontare il nostro modello economico con il loro, bensì di arricchirlo e perfezionarlo.
Ovviamente, esistono problemi anche per noi; la nostra cultura non accetta tutti i principi del modello economico generale arabo. Prendiamo il caso di un conflitto tra cliente e banca: chi lo risolve? L’autorità amministrativa o privatistica? Ma questa non conosce il Codice Islamico. In questo caso occorrerebbe creare una magistratura parallela, al pari di alcune nazioni che hanno dato vita a corti arbitrali dedicate alla finanza islamica.
All’interno del testo, lei riporta poi due critiche che vengono mosse nei confronti della Finanza islamica...
Le due critiche alle quali faccio riferimento nel mio articolo riguardano, nello specifico, gli strumenti di finanza islamica. Molti li considerano, al pari di quelli “etici” occidentali, puri meccanismi cerebrali per ottenere profitti e pensano che possano essere utilizzati per islamizzare il mondo e colonizzarlo. Ovviamente entrambe le accuse risultano generiche e poco affidabili. E’ pur vero che il finanziamento al terrorismo impiega anche strumenti di finanza islamica, ma la cooperazione a livello internazionale si sta impegnando per contrastare simili reati. Un vero e proprio “dialogo tra civiltà” è in corso!
Da quali fattori dipende, secondo lei, la rilevanza della finanza islamica? Quali sono i punti di forza e gli svantaggi rispetto alla finanza “tradizionale”?
La rilevanza è dovuta al fatto che l’intero sistema islamico sta riprendendo un posto nell’economia. Prima, il mondo arabo dava i propri soldi, i petrodollari, agli americani per gestirli; non possedendo capacità manageriali per gestire il rischio ed investire, esso delegava ad altri tale attività. Il problema è che le banche americane e altre hanno finanziato molto e in maniera spregiudicata l’America Latina, ad esempio, e ciò ha provocato la crisi del debito e svariati altri problemi.
Ora, i paesi arabi hanno interiorizzato tali competenze e si sono resi conto che la finanza, se gestita direttamente, può arricchirli. Essi stanno puntando a diversificare le attività energetiche, stanno aumentando il capitale tecnico e professionale e dispongono di una grande domanda giovanile di risparmio, più motivata dal punto di vista religioso, rispetto a noi. In definitiva, hanno capito che se offrono servizi finanziari possono guadagnare di più! Inoltre, presentano un importante punto di forza, ovvero quello di distinguersi eticamente, rispetto ai cittadini europei.
Nel futuro, credo che il mercato islamico possa essere interessante per l’Italia, in cerca di nuove piazze, soprattutto per le esportazioni. L’idea che i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo possano disporre di una moneta unica, di qui a 4 anni, può rappresentare una vera ricchezza per tutto il mondo e diminuirebbe la leadership statunitense.
L’Italia può lavorare bene nei paesi arabi. Innanzitutto, nei prossimi cinquant’anni, il petrolio sarà ancora una risorsa preziosa. Il nostro paese, da parte sua, può offrire tecnologia. Il lavoro a cui siamo chiamati è di tipo culturale, i cristiani devono collaborare con il mondo islamico. Certamente, una nazione è più portata ad operare nella propria finanza tradizionale, però, vi sono ambiti nei quali una cooperazione è possibile: il credito allo sviluppo, territoriale o straniero, il microcredito o la microfinanza. Esistono già delle banche italiane che hanno aperto sportelli interni, al fine di favorire alcune minoranze etniche. Occorre aiutare le varie comunità a creare propri meccanismi di credito e incoraggiarne gli individui a diventare sempre più imprenditori di sé stessi, poiché questo è il destino di molti. La gente di mezza età è ostile ed impaurita e non ha urgenza di integrarsi con le minoranze musulmane; al contrario, i giovani devono imparare a conviverci e a promuovere l’integrazione. |
|
Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Marzo 2010 10:57 |
|
|
Afghanistan, Nato uccide 27 civili in attacco aereo |
|
|
|
|
Scritto da Administrator
|
|
Lunedì 22 Febbraio 2010 20:08 |
|
La Nato ha ucciso, con un attacco aereo nel sud dell'Afghanistan, 27 civili scambiandoli per errore per ribelli, complicando così gli sforzi per conquistare la fiducia della popolazione locale nella lotta contro i talebani.
Il governo afghano ha condannato l'episodio, avvenuto vicino ai confini delle province di Uruzgan e Dai Kondi, definendolo "ingiustificabile".
Inizialmente il governo aveva parlato di 33 morti, ma successivamente il bilancio, che è comunque il più alto degli ultimi mesi dal punto di vista delle morti civili, è stato corretto.
L'incidente non è avvenuto all'interno dell'Operazione Mushtarak, la più imponente offensiva delle forze Nato volta a liberare la provincia meridionale di Helmand dalla presenza dei talebani.
"Secondo le prime stime la Nato ha aperto il fuoco ieri contro un convoglio di tre veicoli...uccidendo almeno 27 civili, tra i quali quattro donne e un bambino, e ferendone altri 12", si legge in un comunicato diffuso dal governo.
Le morti civili hanno rappresentato il principale motivo di frizione tra il governo afghano e le forze straniere, che hanno lanciato due imponenti offensive negli ultimi otto mesi nel tentativo di respingere la sempre crescente insorgenza dei ribelli talebani.
L'Isaf, missione di supporto al governo dell'Afghanistan guidata dalla Nato, ha fatto sapere che i civili sono stati uccisi quando si sono avvicinati ad un'unità delle forze Nato e afghane nella provincia di Uruzgan, ma non ha specificato il numero delle vittime, confermando comunque l'apertura di un'inchiesta.
"Siamo profondamente dispiaciuti per la tragica morte di persone innocenti", ha commentato, tramite un comunicato Isaf, il generale Stanley McChrystal, capo delle forze straniere in Afghanistan.
"Ho chiarito alle nostre forze che noi siamo qui per proteggere il popolo afghano, e uccidere o ferire inavvertitamente civili mina la fiducia nella nostra missione".
I marine statunitensi hanno chiarito che sono state prese delle precauzioni straordinarie per evitare le morti civili durante le offensive della Nato a Marjah, nella provincia di Helmand, la più violenta di tutto l'Afghanistan.
Almeno 12 persone, però, sono state uccise lo scorso mese durante un attacco aereo avvenuto il giorno dopo l'inizio dell'Operazione Mushtarak.
"NON TUTTI I RESIDENTI SONO TALEBANI"
Mentre le forze Nato sembrano aver fatto dei progressi significativi con le offensive, spesso le operazioni portate avanti contro i talebani si sono trasformate in un boomerang per quanto riguarda il rapporto con i cittadini.
"La gente si lamenta ancora per come vengono condotte le ricerche nelle abitazioni. Le forze congiunte non dovrebbero guardare ogni persona che vive qui con il sospetto che sia un talebano o un suo parente", ha detto Abdur Rahman Saber, capo del consiglio cittadino, istituito prima dell'offensiva di Marjah per monitorare la situazione difficile dei civili.
"Se il governo e i suoi alleati stranieri cercano l'appoggio della popolazione, dovrebbero rispettare ogni residente. Le persone non dovrebbero sentire alcun senso di insicurezza da truppe afghane o straniere".
La Nato e le forze interne afghane stanno cercando di combattere i talebani ancora presenti a Marjah e di impedire che altri vi facciano ritorno. |
|
Scritto da Administrator
|
|
Mercoledì 17 Febbraio 2010 18:26 |
|
Se li senti parlare non hai più nessun dubbio, il nostro caro e amato (dalla maggioranza degli italiani) primo ministro e l’allenatore dell’Inter sono fratelli.
E non c’e’ dubbio che siano stati generati dalla stessa persona e voi vi chiederete chi? Non ve lo posso dire perché l’individuo in questione siede in alto, molto in alto.
E allora vi chiederete perché il “Berlusca” non ha preso il “Mou” ad allenare il Milan? La risposta è semplice non voleva parenti tra i “Maroni" (da non confondere con il ministro degli interni).
Comunque per loro stessa ammissione si sono acclamati “coloro che detengono la verità” ovvero i figli del verbo.
Va beh, ve lo dice uno che tra verbi e congiuntivi ne ha da imparare ma loro non scherzano quando si permettono di fare certe dichiarazioni.
Mia nonna diceva sempre : si deve imparare a tenere a freno la lingua.
Mi vien da pensare che loro o sono disubbidienti o non avevano una nonna saggia.
Poi all’improvviso è giunta notizia di un terzo fratello, un po’ più sfortunato, morto dieci anni orsono.
Anche lui credeva di essere il messia, ovvero il figlio di Dio e come lui è stato processato e condannato, ma non è stato crocifisso ma esiliato, poveretto lontano da quell’Italia che aveva plasmato con le sue idee e le sue mangerie.
Son passati dieci anni dalla sua morte e qualcuno lo vuole “santo subito” e a queste persone mi vien da dire “ma andate a dar via il culo”.
Forse si son dimenticati che negli anni 80, se volevi lavorare, dovevi prendere la tessera del partito ed essere amico dell’amico di un amico che a sua volta portava voti alla sezione pinco o pallino.
Si sono dimenticati del sistema tangenti e affini che affliggeva il nostro paese.
Certi personaggi il 27 del mese non ritiravano la busta all’ufficio personale ma gli veniva consegnata la “bustarella” direttamente alla loro abitazione così qualcuno non ha sofferto più di tanto quando i giudici di mani pulite l’ha condannato agli arresti domiciliari.
Storie da prima repubblica, adesso siamo alla seconda e quindi non ci dobbiamo preoccupare.
Attenzione, il salto tra le due repubbliche è avvenuto a metà degli anni 90 e adesso siamo nel 2010, non correremo il rischio di finire con le stesse facce con cui era iniziata la seconda ?
C’e’ solo una consolazione: è quasi passato un ventennio e non siamo ancora entrati in guerra, forse riusciremo a farla franca e non avremo figli che piangeranno sulle nostre tombe.
Sulle nostre tombe no ma sulle nostre pensioni certamente Si, perché saranno loro a pagare l’integrazione alla nostra casa di riposo visto che quel che ci passerà lo stato fra qualche anno basterà per le prime due settimane dopodiché ….. la fame!
La fame non lo mai patita ma di miseria ne ho vista tanta, e qualcuno non sa nemmeno che esiste e ne dovrebbe assaggiare un po’, cosi tanto per capire che gusto ha la povertà.
Sono partito parlando di milionari in euro, miliardari in lire, e per un triste destino mi son ritrovato a parlare di povertà, meno male che non ho scritto su cose di sesso altrimenti iniziavo con la gnocca e finivo sodomizzato.
Per stavolta va bene così ma prossimamente ……………………. Sarà meglio pararsi il culo.
di Maurizio Camagna |
|
|
Nucleare, Cdm approva in via definitiva decreto sblocca centrali. Inizio lavori nel 2013 |
|
|
|
|
Scritto da Administrator
|
|
Mercoledì 10 Febbraio 2010 23:01 |
|
nucleareLo avevano detto e l'hanno fatto. Il Consiglio dei ministri ha dato oggi il via libera definitivo al decreto legislativo che individua i criteri per la localizzazione delle centrali nucleari e fissa le compensazioni alle popolazioni che ospiteranno gli impianti.
Il testo, che aveva ricevuto un primo ok dal Cdm lo scorso 22 dicembre, fissa l'inizio dei lavori nei cantieri nel 2013 e la produzione di energia atomica nel 2020. E tutto questo nonostante il parere negativo della Conferenza Stato-Regioni che, lo scorso 28 gennaio, aveva definito sbagliato, sia nel merito che nel metodo, il piano messo a punto dal governo sul nucleare. Il governo ha dunque proseguito sulla sua strada, prima impugnando davanti la Corte costituzionale le leggi regionali della Puglia, Campania e Basilicata, che di fatto vietavano la costruzione di nuovi siti sul loro territorio, e poi licenziando definitivamente il decreto "sblocca centrali".
Insomma si parte: con la prossima nascita dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e la predisposizione della strategia nucleare, gli operatori potranno proporre i siti per la realizzazione degli impianti e presentare i progetti per le relative autorizzazioni. Mentre il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola esprime soddisfazione per il via libera al testo, sostenendo "la trasparenza delle procedure" previste e il "rispetto assoluto della sicurezza delle persone e dell'ambiente", il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia ha definito "al momento molto difficile" la possibilità di localizzare siti nucleari in Veneto, la Regione dove è candidato governatore, anche perché - ha spiegato - "oggi il bilancio energetico della Regione è positivo", cioè produce più energia di quanta ne consumi.
Ma torniamo al decreto varato. Il testo è stato licenziato oggi dal Cdm contro la quasi totalità delle Regioni (con la sola eccezione di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) che hanno contestato nel loro documento il mancato rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni in materia di certificazione dei siti, autorizzazione unica degli impianti nucleari e autorizzazione unica per il deposito nazionale. Questa procedura, spiega il Wwf in un comunicato, va contro il Titolo V della Costituzione ed elude l'obbligo di acquisire il parere della Conferenza unificata stabilito dalla legge 99/2009 (la cosiddetta delega nucleare). L'articolo 25 della normativa stabilisce infatti che i decreti attuativi della delega siano adottati su proposta del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con i ministri dell'Ambiente e delle Infrastrutture, dopo aver però acquisito prima il parere della Conferenza unificata e poi quello delle commissioni parlamentari competenti.
Contro l'approvazione del testo si scaglia anche Greenpeace che la ritiene un ulteriore passo in avanti nella politica centralista del governo che mette "un bavaglio alle Regioni cui saranno imposti i siti". Non solo. Secondo l'associazione ambientalista il decreto per l'individuazione dei siti contiene anche le disposizioni per le campagne di informazione al pubblico. "Questa si chiama propaganda", afferma Greepeace. Anche perché, come annunciato recentemente dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia e spiegato da greenMe.it in un articolo del 20 gennaio scorso, i siti dove sorgeranno le nuove centrali nucleari si conosceranno non prima di un anno e comunque dopo le elezioni regionali del prossimo marzo.
 |
|
Nucleare, Cdm approva in via definitiva decreto sblocca centrali. Inizio lavori nel 2013 |
|
|
|
|
Scritto da Administrator
|
|
Mercoledì 10 Febbraio 2010 23:01 |
|
nucleareLo avevano detto e l'hanno fatto. Il Consiglio dei ministri ha dato oggi il via libera definitivo al decreto legislativo che individua i criteri per la localizzazione delle centrali nucleari e fissa le compensazioni alle popolazioni che ospiteranno gli impianti.
Il testo, che aveva ricevuto un primo ok dal Cdm lo scorso 22 dicembre, fissa l'inizio dei lavori nei cantieri nel 2013 e la produzione di energia atomica nel 2020. E tutto questo nonostante il parere negativo della Conferenza Stato-Regioni che, lo scorso 28 gennaio, aveva definito sbagliato, sia nel merito che nel metodo, il piano messo a punto dal governo sul nucleare. Il governo ha dunque proseguito sulla sua strada, prima impugnando davanti la Corte costituzionale le leggi regionali della Puglia, Campania e Basilicata, che di fatto vietavano la costruzione di nuovi siti sul loro territorio, e poi licenziando definitivamente il decreto "sblocca centrali".
Insomma si parte: con la prossima nascita dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e la predisposizione della strategia nucleare, gli operatori potranno proporre i siti per la realizzazione degli impianti e presentare i progetti per le relative autorizzazioni. Mentre il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola esprime soddisfazione per il via libera al testo, sostenendo "la trasparenza delle procedure" previste e il "rispetto assoluto della sicurezza delle persone e dell'ambiente", il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia ha definito "al momento molto difficile" la possibilità di localizzare siti nucleari in Veneto, la Regione dove è candidato governatore, anche perché - ha spiegato - "oggi il bilancio energetico della Regione è positivo", cioè produce più energia di quanta ne consumi.
Ma torniamo al decreto varato. Il testo è stato licenziato oggi dal Cdm contro la quasi totalità delle Regioni (con la sola eccezione di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) che hanno contestato nel loro documento il mancato rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni in materia di certificazione dei siti, autorizzazione unica degli impianti nucleari e autorizzazione unica per il deposito nazionale. Questa procedura, spiega il Wwf in un comunicato, va contro il Titolo V della Costituzione ed elude l'obbligo di acquisire il parere della Conferenza unificata stabilito dalla legge 99/2009 (la cosiddetta delega nucleare). L'articolo 25 della normativa stabilisce infatti che i decreti attuativi della delega siano adottati su proposta del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con i ministri dell'Ambiente e delle Infrastrutture, dopo aver però acquisito prima il parere della Conferenza unificata e poi quello delle commissioni parlamentari competenti.
Contro l'approvazione del testo si scaglia anche Greenpeace che la ritiene un ulteriore passo in avanti nella politica centralista del governo che mette "un bavaglio alle Regioni cui saranno imposti i siti". Non solo. Secondo l'associazione ambientalista il decreto per l'individuazione dei siti contiene anche le disposizioni per le campagne di informazione al pubblico. "Questa si chiama propaganda", afferma Greepeace. Anche perché, come annunciato recentemente dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia e spiegato da greenMe.it in un articolo del 20 gennaio scorso, i siti dove sorgeranno le nuove centrali nucleari si conosceranno non prima di un anno e comunque dopo le elezioni regionali del prossimo marzo.
 |
|
|
|
|
|
|
Pagina 1 di 3 |
|
|
Menù Politica
Menu Pricipale
|